Note al capitolo Cinque.

(1). Vedi capitolo Quattro, 2, pagina 68.

(2).  "Se  l'occhio  non fosse solare, / come  potremmo  vedere  la
luce?" (J. W. Goethe, La teoria dei colori, Introduzione, a cura di
R. Troncon, il Saggiatore, Milano, 1985).

(3). Con forma  tradotta qui la parola greca edos.

(4). Menone, 72 c.

(5). Confronta Fedro, 247 c.

(6). Confronta Parmenide, 132 d: "Questi generi di cui parliamo [le
Idee]  sono  nella natura come modelli e le altre cose assomigliano
ad  essi,  ne  sono  copie somiglianti e quella  partecipazione  ai
generi da parte delle altre cose si d non altrimenti che in quanto
le nostre cose sono rappresentazioni di quelli".

(7). Su quante siano le Idee confronta Parmenide, 130 b-e.

(8).  Confronta  M. F. Sciacca, Premessa a Platone,  Il  Parmenide,
Morano, Napoli, 1942, in particolare le conclusioni alle pagine 42-
43.

(9).  Per  la  definizione del Non-essere come diversit  confronta
Sofista, 255 e-257 c.

(10). Confronta Parmenide, 129 c-d.

(11).  Confronta  F.  Adorno,  La  filosofia  antica,  Feltrinelli,
Milano, 1968, volume primo, pagina 299.

(12). Confronta Parmenide, 130 b-e.

(13).  Di  Platone,  oltre ai dialoghi, ci sono  pervenute  tredici
lettere.

(14). Confronta settimo lettera, 342 d.

(15). Repubblica, 505 avanti Cristoonfronta anche 505 e-511 e.

(16).  Si  vedranno a questo proposito il pensiero di  Plotino,  di
Agostino, di Lutero e la sua teoria della predestinazione.  Per  la
storiografia contemporanea di ispirazione cristiana confronta A. H.
Armstrong,  Introduzione alla filosofia antica,  traduzione  di  V.
Meloni  De  Vio, Il Mulino, Bologna, 1983, pagina 56  ("Il  Bene  
qualcosa di molto simile a quanto noi intendiamo per Dio") e pagina
70  ("Non dobbiamo cercare di fare di Platone un cristiano" ma  "la
vera dottrina platonica [...]  molto vicina al cristianesimo").

(17). Vedi capitolo Uno, 2, pagina 13.

(18).  Confronta Repubblica, 438 d-440 a. Per le "sedi" delle parti
dell'anima  confronta Timeo, 44 d ("quello che  noi  ora  chiamiamo
capo, che  la parte pi divina e domina in noi tutto il resto")  e
69   a-70   c  (Tra  la  testa  e  il  resto  del  corpo  c'   una
differenziazione  netta: le due parti sono  collegate  solo  da  un
"istmo  e un limite", il collo. "Adunque nel petto e nel cosiddetto
torace  [gli di] legarono la specie mortale dell'anima.  E  poich
una  parte  di  essa  era di natura migliore  e  l'altra  peggiore,
divisero   in   due   la  cavit  del  torace,  quasi   separassero
l'abitazione  delle donne da quella degli uomini, e  vi  posero  in
mezzo come chiusura il diaframma").

(19). Fedro, 246 a-b.

(20). Abbiamo qui semplificato il mito esposto nel Fedro (246 d-248
e),   che   in   parte  si  differenzia  dalla  descrizione   della
incarnazione delle anime, nelle pagine finali della Repubblica (616
d-621  d), sotto la forma del mito di Er: un guerriero, Er, la  cui
anima  era giunta sulla Terra senza dimenticare quanto aveva  visto
nel  Mondo delle Idee, racconta in che modo si comportano le  anime
nell'iperuranio  e  come scelgono i corpi in cui  reincarnarsi.  Si
rimanda  alla  lettura dei passi sopra indicati per una  conoscenza
pi   dettagliata  dei  due  miti.  Riportiamo  qui,   invece,   la
descrizione della ressa delle anime per la contemplazione del  vero
come    riportata nel Fedro: "Ma un'altra anima ora eleva il  capo
ora lo abbassa, e subendo la violenza dei corsieri, parte di quelle
realt  vede,  ma  parte  no. Ed eccoti,  seguono  le  altre  tutte
agognanti quell'altezza, ma poich non ne hanno la forza, sommerse,
sono  spinte qua e l e cadendosi addosso si calpestano  a  vicenda
nello   sforzo   di  sopravanzarsi  l'un  l'altra.  Ne   conseguono
scompiglio,  risse  ed  estenuanti fatiche,  e  per  l'inettitudine
dell'auriga molte rimangono sciancate e molte ne hanno infrante  le
ali" (248 a-b). Platone affronta il problema del rapporto fra anima
e  corpo  anche nel Timeo attraverso il mito del Demiurgo,  di  cui
parleremo pi avanti.

(21). Tra i filosofi moderni il pi noto sostenitore dell'innatismo
 certamente Ren Descartes (1596-1650).

(22).  Con pensiero dianoetico Platone si riferisce al ragionamento
di  tipo  matematico e in particolare geometrico,  cio  capace  di
sviluppare  con  procedimenti razionali determinate  premesse  fino
alle  necessarie  conclusioni. Il pensiero dianoetico  conserva  il
carattere discorsivo tipico della dxa.

(23).  Nesis    l'attivit  del Nos,  la  conoscenza  diretta  e
immediata  dell'oggetto  da conoscere (la  conoscenza  filosofica),
senza   ricorrere   al  ragionamento  discorsivo   e   al   calcolo
caratteristici del pensiero dianoetico.

(24). Confronta Repubblica, 514 a-517 a.

(25).  Repubblica,  517 c. Con una espressione destinata  ad  avere
molta  fortuna  nel pensiero occidentale, Platone  chiama  le  cose
sensibili  "fenomeni" (confronta Repubblica, 596  e);  ad  essi  lo
stesso Platone contrappone l'espressione "noumeno" per indicare  le
Idee (confronta Repubblica, 509 d).

(26).  Confronta  Repubblica, 509 d-511 a. La linea  di  cui  parla
Platone risulta, quindi, essere la seguente
[[sul libro segue uno schema a due colonne (mondo visibile e mondo
invisibile); qui verr data la sua descrizione]]:

Mondo visibile - opinione (dxa):
    - immagini, immaginazione, eikasa;
    - oggetti sensibili, credenza, pstis.
Mondo invisibile - conoscenza (epistme):
    - concetti scientifici, matematica, dinoia;
    - Idee, filosofia,nesis.

(27). Confronta Simposio, 203 b-c.

(28). Repubblica, 369 b.

(29). Confronta Repubblica, 369 b-371 b.

(30).  "Ciascuno di noi nasce per natura completamente  diverso  da
ciascun  altro,  con  differente  disposizione,  chi  per  un  dato
cmpito,  chi per un altro" (Repubblica, 370 a-b). Anche su  questo
tema Platone propone un mito: "Quando in ogni dettaglio fu ultimata
la  loro  [degli uomini] preparazione, la Terra loro madre li  mise
alla  luce  [...]. Quindi, rivolgendosi agli uomini,  "[...]  siete
tutti fratelli, ma la divinit, mentre vi plasmava, a quelli tra di
voi   che   hanno  attitudine  al  governo  mescol,   nella   loro
generazione,  dell'oro, e perci altissimo  il loro  pregio;  agli
ausiliari  argento;  ferro  e  bronzo  agli  agricoltori   e   agli
artigiani"" (Repubblica, 414 e-415 a).

(31). Sulla corrispondenza fra "le parti che costituiscono lo stato
e le parti che costituiscono l'anima" confronta Repubblica 441 c.

(32). Confronta Repubblica, 421 b-c.

(33). Confronta Repubblica, 519 d-520 e.

(34). Confronta Repubblica, 416 c-417 a; 458 c-e; 543 a.

(35).  Questo  tipo di costituzione, che poche righe  dopo  Platone
definisce timocrazia, qui  detta "cretese" e "laconica" in  quanto
identificata  con  le antiche costituzioni di Creta  e  di  Sparta,
capitale  della Laconia. In queste pagine della Repubblica  Platone
passa  dal termine thymoeids (548 c), che  lo stesso con  cui  ha
indicato  la  parte  irascibile  dell'anima  (441  e)  ai   termini
philotima  e timocrata per definire l'ambizione, il desiderio  di
ricchezze.  La timocrazia, quindi, , nello stesso tempo,  "governo
degli  ambiziosi" e "governo dei ricchi" (secondo  l'accezione  pi
diffusa).

(36). Confronta Repubblica, 544 c.

(37).  Secondo  Platone  il  fatto  che  alcune  generazioni  siano
migliori o peggiori di altre dipende da un "numero geometrico",  un
numero  nuziale,  determinabile attraverso calcoli astrologici  che
renderebbero possibile l'individuazione delle persone e dei momenti
pi  adatti ai matrimoni. Molto spesso i governanti ignorano questi
calcoli,  e  hanno cos origine le generazioni peggiori  (confronta
Repubblica, 546 a-c).

(38). All'analisi dei vari tipi di costituzione  dedicato tutto il
libro ottavo della Repubblica (543 a-569 c).

(39).  Confronta  J. Stenzel, Platone educatore, traduzione  di  F.
Gabrieli,  Laterza,  Bari,  1966, pagina  126  [edizione  originale
Lipsia, 1928].

(40). Confronta Repubblica, 434 c.

(41).  Confronta  Repubblica, 460 b-461  e.  Preoccupato  di  avere
generazioni sempre migliori, Platone fa anche
affermazioni che oggi definiremmo di tipo eugenetico: "E ai giovani
valenti  in  guerra o in altro si devono conferire  onori  e  altri
premi, e pi larga possibilit di giacersi con le donne, perch con
questo  pretesto  si  abbia  il contemporaneo  vantaggio  che  tali
individui pongano il seme di quanti pi figli possibile. E i  figli
che via via nasceranno saranno ricevuti da magistrati appositamente
costituiti,  uomini o donne o uomini e donne insieme; perch  anche
le   magistrature  saranno  comuni  a  donne  e  uomini.  E  allora
prenderanno  i  figlioli  dei  buoni  e  li  porteranno   al   nido
d'infanzia,  presso  nutrici abitanti a  parte  in  un  determinato
settore  della citt. Invece i figlioli degli elementi  peggiori  e
anche  l'eventuale  prole minorata degli altri,  li  nasconderanno,
come  bene, in un luogo segreto e celato alla vista". Tutto questo
perch "deve essere puro il genere dei guardiani" (Repubblica,  460
b-c).

(42). Repubblica, 536 e-537 a.

(43).  Tra  queste  discipline  Platone  ricorda  l'aritmetica,  la
geometria, l'astronomia, la musica.

(44). Confronta Repubblica, 537 c.

(45).   Per  l'organizzazione  degli  studi  proposta  da   Platone
confronta Repubblica, 537 c-540 b.

(46). Confronta Repubblica, 597 a-598 d.

(47). Confronta Repubblica, 377 d-378 e.

(48).  Confronta  Repubblica, 386 a-387 b. Per quanto  riguarda  la
critica all'arte come imitazione confronta anche Repubblica, 598 e-
602 b.

(49). Timeo, 50 d.

(50). Timeo, 51 a.

(51).   Se   cio   questo  "terzo  genere"   debba   identificarsi
semplicemente con la materia, oppure con lo spazio, o con  entrambi
(in questo caso saremmo di fronte a una anticipazione dell'identit
cartesiana fra materia e spazio). Sul dibattito confronta  le  note
38  e  82  al  Timeo  in Platone, Opere, a cura  di  G.Giannantoni,
Laterza, Bari, 1966, volume secondo, pagine 479, 503-504.

(52). Timeo, 33 a-b.

(53).  Per una bibliografia molto ricca - anche se non esaustiva  -
sull'argomento si veda P. Schmitt Pantel (a cura di), Storia  delle
donne  in occidente, l'Antichit, Laterza, Bari, 1990, pagine  557-
573.  Una  rassegna sul rapporto fra donne e filosofia  costituita
dal  volume  Le  filosofe. Le donne protagoniste nella  storia  del
pensiero, di G. De Martino - M. Abruzzese, Liguori, Napoli, 1994.

(54).   Nel   Simposio,   Platone  usa  esplicitamente   l'immagine
dell'"anima  gravida, sin dall'infanzia, e desiderosa di  partorire
saggezza e giustizia" (209 a-b).

(55). Confronta Repubblica, 451 d-e.

(56). Confronta Repubblica, 455 d-e.

(57). Confronta Repubblica, 454 e-457 b.

(58). Repubblica, 457 d.

(59). Repubblica, 502 c.

(60).  Platone si impegn ripetutamente in prima persona in  questo
senso. Confronta "Il filosofo di questo capitolo".

(61).  Tutto il pensiero filosofico, che nasce come riflessione  di
una lite, lascia poi delle tracce anche nella "cultura popolare" e
il  platonismo,  nella  sua fusione con  il  cristianesimo,  ne  ha
lasciate  forse  pi di altre dottrine. Il senso comune  di  solito
perde  la consapevolezza delle sue stesse "fonti" (si ignora, cio,
l'origine di un'idea che  diventata idea diffusa o dominante). Per
Platone, invece, insieme all'idea  stato tramandato anche il  nome
dell'autore: un po' come  successo per Dante o per Shakespeare.

